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Unità militari
Martedì 01 Dicembre 2009 21:30
Anthares
PELTASTI
I peltasti erano la fanteria leggera che affiancava gli opliti greci durante le battaglie.Per lungo tempo, come i toxotes (altro tipo di fanteria leggera greca), furono scartati dai generali greci che, a causa della loro grande velocità in combattimento, li preferivano solo per inseguimenti o agguati ma quasi mai in battaglia.I peltasti spesso portavano armi da lancio, in particolare giavellotti, ma quasi mai scudi grandi (semmai molto piccoli e leggeri che portavano sul gomito del braccio sinistro grandi più o meno come la testa, avendo così libera anche la mano sinistra nella quale tenevano altri giavellotti da lanciare) e elmi poco protettivi (magari di cuoio, raramente di bronzo o in altro metallo).Durante le battaglie si muovevano in piccole truppe per soccorrere le falangi di opliti in difficoltà. La loro strategia era quella dell'"attacco e fuga", cioè non essendo in grado di affrontare uno scontro frontale con una serrata formazione di opliti tendevano a colpire di sorpresa lateralmente le falangi nemiche per poi ripiegare velocemente dietro le linee alleate. Avevano due grandi vantaggi rispetto alla fanteria classica greca (cioè oplitica) erano veloci e potevano creare un gran numero di feriti in poco tempo senza essere necessariamente coinvolti in uno scontro corpo a corpo, tuttavia erano molto esposti alle frecce provenienti dai toxotes nemici e non potevano competere neanche per pochissimo tempo contro un disciplinato schieramento di fanteria pesante, ben protetta che vantava anni di addestramento.Prendono il nome dal classico scudo di legno rivestito di cuoio chiamato pelta.Degno di nota un episodio avvenuto nel 390 a.C. circa.Un reparto dell'esercito spartano in marcia di trasferimento venne sorpreso da un attacco dell'ateniese Ifìcrate, che guidava un battaglione di peltasti.Nello scontro morirono ben 250 Spartani: a parte il numero, comunque non infimo, data la notoria scarsezza di effettivi di cui soffriva Sparta, ciò che destò profonda sensazione fu il fatto che un contingente di opliti spartani, considerati invincibili, fossero stati distrutti in un'imboscata condotta da soldati, considerati di rango inferiore, che basavano la loro efficienza sulla velocità, la sorpresa e la mobilità. Una novità (utile soprattutto in terreni accidentati, in cui la falange oplitica può incrementare la propria potenza con difficoltà) che avrà grandi sviluppi nei decenni che seguiranno e che va, almeno in parte, ascritta al genio militare di Ifìcrate.
TOXOTAI
toxótai (dal greco τοξότης, che significa "arciere") erano gli arcieri dell'antica Grecia utilizzati per lungo tempo solo come truppe d'appoggio per la fanteria pesante formata dagli opliti, punto di forza dell'esercito greco.Solo dopo molti secoli i generali greci li inserirono nell'esercito vero e proprio; questo accadde perché la disciplina del tiro con l'arco era abbastanza estranea alla cultura greca e non avrebbe consentito la formazione di arcieri abbastanza esperti per affrontare una battaglia, furono allora preferiti a lungo i peltasti che utilizzavano il più nobile giavellotto e gli hippikon (la cavalleria leggera).Ma i generali si dovettero ricredere sulla forza dei toxótai quando videro che i persiani facevano un buon uso in battaglia degli arcieri che erano molto ben indicati (meglio di un attacco frontale con la fanteria) per colpire gli opliti disposti nella falange, che, essendo impacciati dalla stretta formazione militare, avevano difficoltà a difendersi con lo scudo.
Come i peltasti i toxòtai non partecipavano quasi mai alle battaglie, soprattutto in prima linea, più che altro infastidivano le formazioni nemiche da dietro gli schieramenti alleati o si muovevano agilmente sul campo in piccole truppe, tentando di cogliere lateralmente le falangi avversarie, o soccorrere i gruppi che stavano soccombendo ove ve ne fosse stato bisogno.Alcune volte venivano addirittura assoldati come "cecchini", per uccidere a distanza le persone influenti (come re, generali, ecc...) se mai questi avessero partecipato in prima persona alle battaglie.Il toxótes è un guerriero che porta un arco (di solito corto, quasi mai lungo), eventualmente una leggera armatura, un piccolo scudo tondo di bronzo al gomito sinistro, ed è quasi sempre sprovvisto di elmo.
HIPPIKON (cavalleria leggera)
Nell'antica Grecia tutti i cavalieri tranne l'èlite degli "hetaroi" erano detti "hippikon": erano principalmente opliti, in grado di cavalcare e quindi avere maggiore velocità.Ma col passare degli anni si preferì eliminare parti della classica armatura oplitica troppo pesante dando all'hippikon maggiore libertà di movimento.
OPLITI
L'oplita (o oplite; greco: Oπλίτης, oplites) è il soldato della fanteria pesante greca antica. La sua armatura (panoplia) era costituita da un elmo, da una corazza pesante, da schinieri in bronzo, da una corta spada in ferro, da una lancia ed infine da uno scudo bronzeo rotondo fornito di un passante centrale e di un'impugnatura lungo il bordo (antilabē). Questo tipo di scudo, che consentiva una tenuta molto salda in posizione di difesa contro gli assalitori, costituì un'innovazione decisiva e sembra da mettere in relazione con il sorgere della falange, formazione compatta di combattenti che con gli scudi si coprivano a vicenda. L'innovazione consisteva nelle dimensioni dello scudo, che variavano dai 60 cm ai 90 cm, sufficienti per poter permettere agli opliti di proteggere le parti del corpo più vulnerabili. L'affermarsi degli opliti, il cui armamento era meno costoso di quello di un cavaliere, coincise con il progressivo affermarsi della classe media (che forniva la fanteria oplitica) ormai in grado di procurarsi la panoplia. Nei sec. VII-VI a.C. gli opliti divennero la forza preponderante negli eserciti di Atene, di Sparta e di altre città greche, e si diffusero in Occidente sia nelle comunità della Magna Grecia, come Siracusa, sia (forse con la mediazione etrusca) a Roma, dove furono valorizzati politicamente nella metà del sec. VI con la costituzione centuriata di Servio Tullio. In seguito, con il decadere dei regimi aristocratici, gli opliti rimasero il corpo militare per eccellenza, nel quale venivano però arruolati, ormai a spese dello stato, anche cittadini delle classi meno abbienti.
FALANGE
La falange è un'antica formazione di combattimento composta da fanteria pesante i cui soldati avevano lance, picche e scudi (o armi simili). La falange fu tipica del mondo greco ed ellenistico, ma venne adottata anche da popoli come adesempio gli Etruschi.Le truppe di una falange erano addestrate per avanzare in formazione allineata, in modo da creare un'impenetrabile foresta frontale di lance e un muro di scudi che coprivano le parti più vulnerabili del corpo. Questi scudi chiamati oplon, dal quale deriva il nome degli opliti, avevano un diametro di 60 cm (in alcuni casi raggiungevano anche 90 cm). Successivamente la falange subì numerose modifiche, fra cui la più popolare fu quella che generò la falange macedone.La più antica raffigurazione di una formazione a falange si trova in una stele sumera, dove le truppe di Lagash sembrano armate con lance, elmi e larghi scudi che coprivano tutto il corpo. Anche la fanteria egizia utilizzò questo tipo di tattica militare. Tuttavia, gli storici non sono riusciti ad accordarsi sul fatto se esista o meno una relazione tra la formazione greca e questi esempi precedenti.
Molti storici datano la nascita della falange greca all'VIII secolo a.C., anche se secondo altri la datazione andrebbe posticipata al VII secolo a.C., cioè a dopo l'introduzione dalla città di Argo dell'Aspis (popolarmente ma erroneamente conosciuto col nome di hoplon), che avrebbe permesso di realizzare questa formazione militare. La falange oplitica aveva funzione offensiva ed era alla base della forza e supremazia militare di Sparta; ebbe fama di imbattibilità fino alla battaglia di Leuttra (371 a.C.), quando fu travolta dalla falange obliqua tebana adottata da Epaminonda, mentre alcune riforme del generale Ificrate misero in luce alcune debolezze tattiche degli opliti.La falange greca tradizionale era disposta su due file di opliti, armati con lance e spade, che indossavano un elmo di tipo corinzio (che lasciava un piccolo spazio per gli occhi e spesso aveva una cresta di crine di cavallo), un'armatura di lino pressato o di bronzo che non proteggeva l'inguine e le cosce, e schinieri. Questo corredo da combattimento era chiamato panoplia e, ad eccezione che per gli spartiati, variava da soldato a soldato, poiché gli opliti si dovevano procurare autonomamente l'equipaggiamento (che variava quindi in base a ciò che si poteva permettere l'individuo) e avevano anche una certa libertà di personalizzazione nello stesso.
La falange tendeva a spostarsi verso sinistra durante le marce e questo era dovuto alla tendenza dei soldati di coprire il proprio corpo con lo scudo di chi era posto alla propria destra. Questo modo di avanzare poteva risultare pericoloso poiché permetteva ai nemici di accerchiarli sul fianco destro, e fu anche per questo che solitamente gli uomini migliori e maggiormente esperti venivano posti sul fianco destro della falange, divenuto così posto d'onore.
Quando due falangi oplitiche si affrontavano, le due formazioni prediligevano un terreno piatto e libero da alberi, adatto per mantenere la formazione unita e compatta (un terreno più accidentato invece rendeva gli opliti più vulnerabili). Esse si avvicinavano al passo, e giunte a pochi metri di distanza si caricavano a vicenda. Vi era uno scontro tra prime linee in cui ognuna delle due formazioni spingeva contro gli scudi dell'altra e intanto cercava di fare affondi di lancia.
Lo scontro fra falangi oplitiche era in pratica essenzialmente uno scontro d'attrito e pressione. Le due schiere opposte di opliti facevano affidamento sulla propria forza di spinta, facendo perno sui loro larghi scudi (i quali contemporaneamente proteggevano il corpo da spade o lancie) e soprattutto sulla compattezza della formazione, più che su di uno scontro corpo a corpo "libero" come nella tradizione più arcaica. Non contavano le gesta individuali del singolo soldato, ciascuno era subordinato al gruppo e si ragionava in termini di reggimento e unità. Questo proprio per mantenere il più possibile unita la formazione: infatti era necessario che i soldati rimanessero coesi formando un muro di scudi, altrimenti un punto vulnerabile avrebbe potuto mettere a repentaglio l'intero gruppo. Una falange scompaginata e disunita era facile bersaglio per cavalieri (detti |hippikon) e fanteria leggera (toxotes e peltasti). Ma in condizioni in cui i fianchi erano protetti e il fronte compatto, la falange si rivelava micidiale, soprattutto per le cariche di cavalleria. Solitamente durante l'impatto fra falangi non c'erano molte vittime, che sopraggiungevano in quantità invece quando uno dei due eserciti entrava in rotta, a quel punto le reali uccisioni sopraggiungevano. La prima delle due formazioni che si rompeva, infatti, causava lo scompaginamento dell'intero schieramento e la fine della battaglia.Battaglie contro soldati non inquadrati nella falange oplitica vedevano invece il nemico costretto a far i conti contro le lancie puntate, rischiando di finire impalato, o contro la solidità del muro di scudi, che poteva così avanzare e schiacciarlo.Il più famoso esempio sul campo di una falange oplitica è dato dalla Battaglia delle Termopili, in cui secondo la tradizione 300 spartani guidati da Leonida assieme a diversi contingenti alleati riuscirono a tenere testa ad un esercito di migliaia di persiani prima di soccombere. Per via del ristretto spazio in cui erano posizionati, nelle Termopili gli opliti riuscirono a reggere con efficacia l'urto frontale dei soldati nemici e a spingerli via, uccidendone molti soprattutto per calpestamento o per "compressione" (di coloro i quali, presi dal panico per non esser riusciti a sfondare il muro di scudi, cercavano di fuggire dalla falange, ma si ritrovavano i compagni che invece stavano caricando
Ciò che rappresentava il punto di forza della falange oplitica, cioè la sua compattezza per generare un muro umano impenetrabile, si rivelava una medaglia a due faccie, poiché restringeva la manovrabilità e la mobilità dei reggimenti. Era così essenziale che la falange fosse adeguatamente supportata in modo da non essere colta di sopresa ai fianchi o alle spalle (suoi talloni d'Achille), che non affrontasse l'avversario in un terreno ripido o in un bosco (dove era difficile mantenere unita la formazione) e che non venisse coinvolta in schermaglie o battaglie per logoramento.
L'ateniese Ificrate intuì che per quanto impenetrabile e composta da soldati valorosi, una falange oplitica poteva essere trattata sfruttando la sua stessa caratterizzazione contro sè stessa. Ificrate fece affidamento sulle truppe leggere che agivano da schermagliatori bersagliando di giavellotti il nemico evitando lo scontro diretto. I peltasti, originari della Tracia, furono la sua punta di diamante e grazie ad essi riuscì in maniera quasi indolore a distruggere persino un contingente di spartani, considerati i migliori soldati dell'antichità, semplicemente decimandoli pian piano senza che questi potessero far valere la propria superiorità nel corpo a corpo. Ificrate tentò anche di riorganizzare gradualmente gli stessi opliti, in modo di renderli meno vulnerabili a questi colpi e più flessibili dal punto di vista tattico sul campo di battaglia. Innanzitutto iniziò rendendo le lance più lunghe portandole a 3.6 metri, aumentandone il raggio d'azione. Successivamente dotò gli opliti di spade leggermente più grandi, scudi un po' più piccoli per una maggiore leggerezza ed elmi di tipo trace, che davano maggiore visibilità. Infine vennero in parte riorganizzati i ranghi per poter agevolmente mantenere una posizione difensiva anche dove era più difficile compattare la falange. Da questo modello di partenza si aggiunsero via via altre innovazioni come l'uso dello scudo ovale (thureos, soprattutto dopo le incursioni dei Galati), più maneggevole del classico aspis offrendo al contempo una buona protezione al corpo per gran parte della sua altezza.Queste riforme resero gli opliti più efficaci sul campo di battaglia ed ispirarono lo sviluppo della falange macedone e di soldati come i tureofori. Gli opliti ificratei ottennero successi contro Persiani, Illiri, Traci e persino Romani, ma spesso non vennero adottati dalla maggior parte delle poleis greche, diffidenti verso la riforma e maggiormente propense a mantenere l'oplita sullo stesso modello che combatté alle Termopili, tradizionalmente visto come esempio del libero greco in arme che combatte per la propria libertà e la propria civiltà. Forte diffidenza v'era soprattutto verso i peltasti per via del loro modo di combattere, di schermaglia, visto come poco onorevole (così come il combattere con archi e frecce). Opliti modellati sulle idee di Ificrate divennero in ogni caso mercenari importanti presso molti eserciti dal IV al II secolo avanti Cristo, ma rimasero in numero esiguo perché l'avvento della falange macedone prima e delle legioni romane poi imposero gradualmente nuovi metodi di battaglia sempre più efficaci e sempre più dominanti.La reale scossa d'assestamento sul piano tattico venne data dal tebano Epaminonda, che sfruttò il fatto che gli opliti facessero affidamento sulla propria spinta rendendo più profondo il fianco sinistro della falange per potenziarla. Epaminonda non ebbe mai troppa fiducia verso il modello ificrateo, nonostante anch'egli dotò i suoi opliti di lance leggermente più lunghe (e persino di armature come la Lynothorax), e preferì adottare lo schema della Falange obliqua tebana mostrato nell'immagine qui di fianco, grazie al quale la falange otteneva una spinta più massiccia sulla sinistra potendo così rompere più facilmente e velocemente i ranghi nemici. Epaminonda ottenne importanti successi come a Leuttra e le sue tattiche ispirarono il re del Regno di Macedonia, Filippo II.La falange tebana fu così perfezionata da Filippo II di Macedonia. Egli portò il numero dei soldati del corpo principale (pezeteri) a 16.384 e innovò radicalmente l'equipaggiamento. Il simbolo della falange macedone era la sarissa, una lunga lancia lunga 5-6 metri ma che in alcune varianti poteva raggiungerne anche 9. In marcia e durante l'attacco le file erano distanti 1 m l'una dall'altra, mentre solo 0,5 m nelle fasi difensive. Quando i falangiti combattevano, le file direttamente dietro quella in prima linea potevano abbassare le loro lancie creando una fitta foresta di picche impenetrabile, ancora più letale di quella oplitica, mentre gli ordini inferiori mantenevano le sarisse alzate (potendo anche oscurare eventuali movimenti di truppe alle loro spalle). La sarissa era molto lunga e per questo necessitava di essere impugnata con entrambe le mani, il che però impediva di portare uno scudo troppo grande. Ogni soldato venne perciò dotato di un piccolo scudo (pelta) legato all'avambraccio che copriva parte del suo corpo e metà del corpo del compagno alla sua destra. Ogni soldato così faceva forte affidamento sul compagno per proteggersi e l'ordine compatto diventava ancora più imprescindibile.Con la falange macedone, il problema del fianco destro vulnerabile si ripresentò aumentato notevolmente, proprio per questo motivo: utilizzando lo scudo per coprire il più possibile il torso del soldato alla propria sinistra, non potendo usarlo con destrezza essendo il braccio sinistro impegnato a reggere la sarissa, lo "spostamento" lento e inesorabile di una falange verso sinistra in un campo di battaglia ne risultava accentuato e il fianco destro ancora più esposto. Solitamente generali come Alessandro Magno, figlio di Filippo, o i suoi successori arginarono il problema ponendo delle truppe scelte d'elite, gli Ipaspisti, scelti fra i migliori soldati e posizionati direttamente alla destra della falange dove combattevano secondo un ordine oplitico oppure brandendo spade per il corpo a corpo. Contemporaneamente fanteria leggera formava ulteriori ali a supporto della falange.La vera forza della falange macedone in ogni caso non era dato dalla falange stessa in una lotta per pressione come in quella oplitica, ma dall'utilizzo della stessa come "incudine" su cui stallare il nemico, che veniva poi colpito con violenza alle spalle da un "martello". Questo era composto dalla cavalleria, la cui punta di diamante era composta dai Compagni o "eteri", nobili macedoni che formavano l'elite delle truppe a cavallo alessandrine, col compito di distruggere la cavalleria nemica e poi caricare alle spalle la fanteria. La tattica che ne conseguiva era difatti definita come quella dell' incudine e del martello.Dopo aver raggiunto il proprio apice nelle conquiste di Alessandro Magno, la falange come formazione militare iniziò un lento declino, rispecchiato anche da quello degli stati successori macedoni stessi. Le tattiche combinate utilizzate da Alessandro e suo padre vennero gradualmente rimpiazzate da un ritorno a semplici cariche frontali tipiche della falange oplitica.
Il declino dei Diadochi e della falange era strettamente connesso all'ascesa di Roma e della legione romana, dal III secolo avanti Cristo. Prima della formazione della Repubblica Romana, i Romani impiegarono loro stessi delle falangi (di tipo oplitico), ma gradualmente svilupparono tattiche più flessibili risultanti nella legione a tre linee del periodo repubblicano centrale. La falange continuò ad essere utilizzata dai Romani solamente per la loro terza linea militare, quella dei Triarii, riserve di veterani armate con hastae o lance. Roma avrebbe eventualmente conquistato tutti gli stati successori macedoni e le varie città-stato e leghe greche. Questi territori vennero incorporati nella Repubblica Romana, e dal momento in cui gli stati ellenici cessarono di esistere, così fecero gli eserciti basati sull'impiego della tradizionale formazione a falange. Di conseguenza, soldati reclutati da queste regioni dai Romani vennero equipaggiati e combatterono in linea con il sistema manipolare romano.Comunque la falange, come tattica militare, non scomparve. È discutibile se la falange fosse obsoleta alla fine della sua storia. In alcune delle principali battaglie fra l'esercito romano e le falangi ellenistiche, come a Pidna (168 AC), Cinocefale (197 AC) e Magnesia (190 AC), la falange si comportò relativamente bene contro le forze romane, inizialmente respingendone la fanteria. Tuttavia, a Cinocefale e Magnesia, il fallimento nel difendere i fianchi della falange condusse alla sconfitta finale, mentre a Pidna, la perdita di coesione della falange per inseguire i soldati romani in fuga consentì a questi di riorganizzarsi e penetrare la formazione ellenica, dove poterono sfruttare il proprio vantaggio nel corpo a corpo rivelatosi poi decisivo.Truppe dotate di lance continuarono ad essere importanti elementi in tutti gli eserciti fino all'avvento di armi da fuoco affidabili, ma non combatterono più nello stile della tradizionale falange macedone. Tuttavia un significativo paragone può essere fatto fra la falange e le formazioni di picchieri del basso medioevo. Tuttavia tatticamente (essendo utilizzate principalmente contro la cavalleria) e organizzativamente erano chiaramente distinte dalla falange ellenica.
Fonte di Anthares
Ultimo aggiornamento ( Martedì 01 Dicembre 2009 21:46 )
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