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Culto di Asclepio - Esculapio

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Asclepio

Era ritenuto figlio di Apollo e della Ninfa Coronide figlia a sua volta di Flegia. Un'altra tradizione gli dà per madre Arsinoe, ma non sembra verosimile neppure a Pausania che gli da invece per nutrice Trigona. Luciano ed altri assicurano che non nacque da Coronide ma dall'uovo di una cornacchia, il che ha lo stesso significato dato che il significato letterario di Coronide è proprio quello.

~Dagli Inni Omerici~

Il risanatore dei morbi, Asclepio, comincio a cantare,
figlio di Apollo, che generò la divina Coronide
figlia del re Flegias, nella pianura Dotia,
grande conforto per gli uomini, dio che scongiura le crudeli sofferenze.
Così io ti saluto, signore, e col canto ti rivolgo la mia preghiera.


~Il Mito~

Era ritenuto figlio di Apollo e della Ninfa Coronide figlia a sua volta di Flegia. Un'altra tradizione gli dà per madre Arsinoe, ma non sembra verosimile neppure a Pausania che gli da invece per nutrice Trigona. Luciano ed altri assicurano che non nacque da Coronide ma dall'uovo di una cornacchia, il che ha lo stesso significato dato che il significato letterario di Coronide è proprio quello.

Coronide, gravida, fu uccisa da una freccia per essersi data a uno straniero da Artemide a Laceria. Deposta sulla pira funebre, Hermes ebbe l'incarico di far nascere Asclepio dalla madre ormai senza vita; altri riferiscono che fu invece lo stesso apollo a compiere questa operazione.

Venne quindi affidato alle capaci mani del centauro Chirone che lo istruì con grande profitto nella Medicina: acquisì delle capacità tanto elevate che resuscitò addirittura Ippolito divorato dai propri cavalli.

Ade indispettito, dato che Asclepio non si limitava a guarire gli ammalati ma resuscitava anche i morti, si lagnò con Zeus impensierito dal fatto che il suo regno potesse trasformarsi in un deserto se questi non fosse stato fermato. Giove lo fulminò.

Apollo, addolorato per la morte del figlio, uccise i ciclopi che avevano materialmente forgiato la saetta usata da Zeus, che piccato lo cacciò dall’Olimpo.

Pellegrinando per la terra Apollo si innamorò prima di Giacinto, che uccise maldestramente giocando a piastrelle, e poi si fece assumere come operaio per la costruzione delle mura di troia da Laomedonte.

Altre leggende ci dicono che Asclepio si sposò con Epione, dalla cui unione nacquero sei figli:
Igea, la salute;
Panacea, che aveva il dono di curare tutte le malattie;
Iaso, che provocava malattie;
Egle, madre delle Grazie;
Macaone, che combatté a Troia e fu ucciso da Euripilo;
Podalirio, medico.

Nell'antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario consacrato ad Asclepio per guarire da ogni malattia. In ogni tempio c'era almeno un serpente, che proveniva dal santuario di Asclepio ad Epidauro, in quanto si credeva che fossero animali sacri per la divinità, poiché simbolo del rinnovamento.


~Le rappresentazioni~


Inizialmente veniva rappresentato come giovane e imberbe. Lo stesso Calamide creò una statua criselefantina del dio, commissionata da Sicione, rappresentandolo senza barba, con lo scettro in una mano e nell'altra un frutto di pino.

Dal V secolo a. C. il più diffuso, successivamente immagine classica di Asclepio, fu quello che lo raffigurava maturo e barbuto.

Presumibilmente non fu l'arte ateniese a creare questa nuova ritrattistica quanto piuttosto è imputabile alla fantasia popolare che sostituì nell’immaginario collettivo la rappresentazione di un Asclepio distante e assiso al banchetto degli dei nell'Olimpo con una figura più rassicurante e vicina che lo vedeva assiso al capezzale dei malati, premuroso e consacrato a curare le pene dell'umanità.

Sfortunatamente non ci sono giunte le statue realizzate da Mirone, Fidia, Policleto ma sappiamo da opere successive che si ispiravano a quelle che quella di Mirone e di fidia.

Quelle di ispirazione mironea erano dotate di una lunga barba, con il volto incorniciato da riccioli, ed emanavano mitezza come se fosse ispirato da un sentimento di pietà per gli uomini doloranti.

Quelle di ispirazione fidiaca danno un'espressione tranquilla al volto e, di norma, una qual certa severità al capo piegato verso sinistra.

Trasimede, figlio di Arignoto di Paro (sec. IV av. C), autore della statua criselefantina di Epidauro lo raffigura invece molto simile a Zeus. Noi conosciamo questa statua attraverso le sue copie nel verso di alcune monete d'argento di Epidauro coeve e in due grandi bassorilievi votivi in marmo trovati nel santuario. In questa tradizione iconografica Asclepio si confonderebbe con Zeus, se i suoi tratti del volto non fossero più dolci e non avesse gli emblemi propri.

~I simboli~

Il principale è il serpente; questo lo aiutava nelle guarigioni lambendo le ferite. Poi anche il cane ne era un importante attributo; cane e oche ricoprivano nei sanatori lo stesso ruolo del serpente: disinfettavano con la loro saliva.

Altri attributi sono lo scettro, il bastone, il rotolo di pergamena o la tavoletta, la corona, il fascio di papaveri, ecc.

Il rito prevedeva il sacrificio di un gallo, a lui sacro; come il gallo annuncia il nuovo giorno, così Asclepio ridava la vita e rinnovava i giorni a coloro che erano stati malati.

~Il culto~

Il più celebre si praticava a Epidauro in Argolide. A questo Dio erano consacrati serpenti e draghi e spesso lo si adorava anche in figura di detti rettili. Sappiamo che Socrate subito prima di morire, gli sacrificò un gallo; altri animali abitualmente a lui sacrificati erano corvi e capre.

Pausania riferisce che ad Epidauro si allevavano delle bisce a lui consacrate c che il tempi a lui ivi consacrato ospitava una statua della madre Coronide.

Era in origine un culto eroico della Tessaglia: l'Iliade cita Podalirio col fratello Macaone come figli di Asclepio; nella fattispecie Podalirio è detto signore di Trikka. È da rimarcare però che nella tradizione omerica solo l'arte della medicina esercitata da Macaone riconnette Asclepio con i tipi che poi gli saranno propri successivamente. Il santuario di Delfi contribuì non poco a formare la sua figura e a trasformarlo nel figlio di Apollo e a forgiarne la saga che sarà poi alla base del suo culto ad Epidauro come nipote di Phlegias.

Epidauro ne divenne dalla fine del VI secolo a.C. la base principale del culto, tanto da mettere in secondo piano anche Trikka. Da li il culto si diffonde per via marittima: ad Atene il culto penetra lentamente con carattere privato, poi, intorno al 417, viene incluso nei misteri eleusini.

Da Atene si diffonde nelle isole dell’Egeo e da Rodi si porta, forse al principio del IV secolo, in Asia Minore.

Originariamente si tratta di un culto conio, prettamente sotterraneo: uno spirito della terra che effettua vaticini in una cerchia di iniziati e ne è prova il serpente che ne costituisce il suo attributo principale.

Più tardi diviene l'oracolo specialistico in campo medico per eccellenza, come suo padre, il Dio Apollo, è l’oracolo generalista per eccellenza. Diviene il medico degli ammalati ma anche il presidio dei sani.

Apollodoro ci tramanda che lui facesse un doppio uso del sangue della Gorgone avuto da Atena: di quello scorso dalle vene di sinistra si servisse per lo sterminio dell'umanità, di quello dalle vene di destra per la salvezza.

Secondo la leggenda guarì, fra l'altro, la pazzia delle Pretidi, la cecità dei Fineidi, le ferite di Ercole e di Ificle; risuscitò da morte Orione, Capaneo, Ippolito, Tindareo, Imeneo.

Come reminiscenza della sua origine ctonia era la terra stessa che doveva esercitare il suo benefico effetto sugli ammalati: i santuari sorgevano su alture, colli dove l'aria fosse pura e i raggi del sole non troppo acuti oppure in prossimità di sorgenti pure e cristalline.

Fedele alle sue antiche origini misteriche per iniziati il culto di Asclepio celava ai più i dettagli delle guarigioni che avvenivano all’interno dei santuari.

Un alone di mistero aleggiava sull'abaton, luogo dove i supplici si preparavano all’incontro con il Dio, poi per aumentarne la suggestione si tendeva a trasformare le prime cure mediche dei sacerdoti in atti di devozione astratta da rivolgersi nei confronti di Asclepio perché, a guarigione avvenuta, avessero l’impressione che fosse avvenuto un miracolo.

La differenza sostanziale con gli attuali luoghi di grazia, quali Lourdes o Santo Stefano Rotondo, consiste nella presenza effettiva di personale addestrato nell’arte medica, quindi sacerdoti che potevano all’abbisogna effettuare operazioni chirurgiche ed effettuare vere e proprie terapie mediche, sempre però mascherandole da atti dovuti al Dio come ci tramanda Aristofane.

Quindi bisogna pensare a questi santuari come a luoghi che somministravano effettivamente cure al pari, se non a livelli superiori, degli ospedali gestiti da medici laici; luoghi a cui ricorrevano persone di ogni estrazione sociale: dal popolino superstizioso ai rappresentanti delle fasce più agiate.

Lo stesso Ippocrate perfezionò la sua preparazione in questi luoghi e qui vi attinse segreti per la sua arte.



~Gli Asclepiei~



Sono i santuari dedicati ad Asclepio. Di norma si svilupparono intorno a fonti o a boschi sacri con forma di semplici altari votivi o recinti sacri assumendo a volte, con il tempo e in base alla ricchezza del luogo che li ospitava, aspetto monumentale.

Gli Asclepiei con i complessi monumentali di maggior ricchezza, opulenza e complessità di cui noi siamo a conoscenza sono senza dubbio quelli di Atene, Epidauro, Coo e Roma. In tutti questi casi il nucleo originario si trasformò nel sancta sanctorum di una struttura ben più complessa composta da uno o più templi, dedicati oltre ad Asclepio alle divinità satelliti o coadiuvanti, porticati, ostelli, ospedali e tutti quegli edifici necessari al funzionamento di un santuario ed al mantenimento del suo clero e personale.

I malati si presentavano come supplici alle porte del santuario, venivano valutati dai sacerdoti o dal neocoro e, se reputati degni, ammessi all’interno. In questa prima fase presumibilmente si versava un obolo per le cure che ci si apprestava a ricevere.

Dopo tre giorni passati nell’ospedale sottoposti a lavacri e digiuni rituali, il supplice sacrificava ad Asclepio: azione questa necessaria per poter essere ammessi nell’abaton, luogo in cui si passava la notte giacendo sulla pelle della vittima sacrificale.

Durante la notte Asclepio sarebbe apparso in sogno al supplice. È plausibile credere che lo stato d’animo di una persona gia in condizioni di debolezza per la malattia, lasciata per tre giorni a digiuno e costretta a dormire all’agghiaccio, spesso sulla nuda terra o tutto al più su di una panca di marmo, con unica coperta la pelle dell’animale appena sacrificato fossero un ottimo propedeutico alla manifestazione di sogni e visioni oniriche in genere.

I sacerdoti, il mattino successivo, interpretavano il sogno e stabilivano la diagnosi della malattia del supplice e comunicavano la ricetta per la guarigione.

Qualora la guarigione fosse sopraggiunta realmente il supplice riconoscente non tardava a lasciare incise su marmo la storia del miracolo appena conclusosi contribuendo ad aumentare l’aurea di sacralità che circondava il santuario.

Le Asclepieie sono le feste in onore di Asclepio documentate in numerose località dell’antica Grecia fra cui: Epidauro, Atene, Coo, Pergamo, Lampsaco, Ancira, Carpato, Laodicea, Rodiopoli, ecc.

Le grandi Asclepiee, della durata di sette giorni, venivano celebrate ogni quattro anni,sette giorni dopo le Istmiche, con competizioni ginniche, di musicisti e gare a cavallo.

Come molti dei mestieri specialistici, nell’antica Grecia l’arte della medicina con i segreti peculiari di ciascun maestro venivano tramandati all’interno di ciascuna famiglia. Per di più originariamente le famiglie di medici erano solo quelle che potevano dimostrare ascendenza diretta con Asclepio: quindi quelle che vantavano di discendere da Macaone e Podalirio.

Successivamente, quando la scienza medica comincia a uscire dall’ambito ristretto della linea padre – figlio, gli iniziati vengono adottati in seno alla famiglia, impegnandoli a non divulgare a nessun esterno ciò che stavano apprendendo.

Sono stati riportati Macaonidi a Stagira, il padre di Aristotele medico di corte in Macedonia, a Tera, Mitilene, Gortina, Lebene, Balagre.

Ai Podaliridi appartengono invece Pausania di Gela, Democede di Crotone, Ippocrate, Critodemo medico di Alessandro Magno e C. Sterminio, Senofonte medico di Claudio.

Ovviamente anche al di fuori di queste famiglie i medici vedessero in Asclepio un loro progenitore e che quindi si riputassero Asclepiadi.

La genealogia di Ippocrate: Asclepio, Podalirio, Ippoloco, Sostrato I, Dardano, Crisamide I, Cleomittade, Teodoro I, Sostrato II, Crisamide II, Teodoro II, Sostrato III, Nebro, Gnosidico, Ippocrate I, Eraclide, Ippocrate II.

Gli Asclepiasti erano i Fedeli che si riunivano in comunità e celebravano feste in onore ad Asclepio documentate ad Atene, Chio, Rodi, Camiro, Epidauro ecc.


~Il Caduceo~

image

É un bastone con uno o due serpenti attorcigliati intorno ad esso. Era simbolo sia di Ermes, Dio del commercio nella versione con due serpenti, che di Assclepio, Dio della medicina nella versione con un serpente.

Simboleggia le arti della medicina unendo le virtù del serpente, il cui cambiamento della pelle simboleggia la rinascita e la rigenerazione, con la verga, lo strumento che simboleggia l'azione dell'uomo nel somministrare le cure.


 

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